Sala 15. Sol Lewitt

A cura di Gianluca Marziani
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LE FONDAMENTA

Il progetto della Collezione Collicola cresce su fondamenta solide, lungo radici mai statiche che parlano dell’arte italiana nella seconda metà del Novecento, di scultori ormai leggendari, di nomi internazionali ma anche di artisti territoriali che hanno alimentato la coscienza culturale di Spoleto (ed estesi dintorni). Le fondamenta di questo museo riguardano il nucleo storico della sua collezione, un patrimonio che Giovanni Carandente ha costruito con dedizione e passione, documentando le vicende artistiche spoletine, i sogni progettuali (Sculture nella città), gli appuntamenti fissi (Premio Spoleto, Festival dei Due Mondi), il Gruppo di Spoleto, le ricerche dei maestri italiani e stranieri, fino al legame speciale con Leoncillo Leonardi, il più importante tra gli artisti “locali”, inventore del Premio Spoleto, tra i principali artefici della maturazione culturale cittadina. Era necessario ripartire da qui: dai pregi filologici del patrimonio, dalle sue peculiarità iconografiche, dai connubi privati che sono diventati la coscienza storica del progetto e delle sue necessarie evoluzioni. Su tali basi, convinti che una collezione debba seguire lo spirito del tempo, bisognava plasmare un nuovo assetto espositivo, creando allestimenti più rigorosi e connettivi, usando il bianco come contrappunto vivo, invitando il pubblico a una rinata empatia, a un viaggio emotivo e sensoriale, a una narrazione assonante tra memoria e futuro.

 

LO SVILUPPO

La collezione di Palazzo Collicola Arti Visive rappresenta un patrimonio fluido che si muove nel tempo come un organismo biologico dal cuore caldo e dalle antenne accese. Si mantengono integre alcune linee perimetrali (Alexander Calder, Sol LeWitt, Leoncillo, Sculture nella città, Premio Spoleto, Gruppo di Spoleto…) che del museo restano la memoria cardiaca. Attorno ai perimetri di fondazione si sviluppano stanze dalla natura mutante, muri vivi, nuove relazioni tra opere, una sequenza di spazi in cui confrontarsi con la natura elastica di una collezione contemporanea.

 

I TEMI DELLA COLLEZIONE

La Collezione affronta vari temi e ispirazioni associative, mantenendo sempre un denominatore comune: scegliere argomenti che colleghino le origini della collezione alle virtù (e ai vizi) del mondo attuale. I sette temi di Azioni & Rivelazioni forniscono il DNA del progetto, l’equilibrio tra lascito e rinnovamento, la natura emotiva e concettuale della direzione artistica. Un approccio selettivo che parte dalle radici, dalla fluidità del patrimonio disponibile; ma che non si ferma alla pura memoria conservativa, cercando, di fatto, i molteplici spazi reali in cui il passato plasma la polifonia del presente. Si crea così alternanza negli allestimenti, si scelgono spazi in città per mostrare lavori che giacevano nei depositi, si approfondiscono autori che operano sul territorio umbro. E, ovviamente, si aggiungono opere, ampliando il patrimonio storico ma, soprattutto, portando il raggio della collezione verso le geografie instabili del nuovo millennio, disegnando il vero profilo connettivo della Collezione. Alcuni nomi, dopo il riallestimento del 2010, si sono gradualmente aggiunti nel percorso filologico del Museo Carandente. Si tratta di Gianni Asdrubali, Vasco Bendini, Graziano Marini, Ugo Nespolo, Luca Maria Patella, Beverly Pepper, Concetto Pozzati, Sergio Ragalzi… Al patrimonio esistente si sommano, poi, le donazioni e i prestiti degli ultimi sei anni, frutto di mostre che hanno preso forma a Palazzo Collicola, amplificando i cortocircuiti visivi, le narrazioni poetiche e i richiami tra singoli pezzi ma anche tra una sala e l'altra. I recenti “atterraggi” al Piano Terra sono firmati da Giovanni Albanese, Gianfranco Chiavacci, Shay Frish, Walter Gasperoni, Thomas Lange, Cecilia Luci, Claudio Marini, Remo Remotti

 

MUSEO CARANDENTE

Il Piano Terra del museo, storicamente destinato alle collezioni, dal 2010 è intitolato alla memoria di Giovanni Carandente. Nelle diciassette sale del piano è presente il nucleo storico della Collezione Collicola, nato da una metodica selezione nel patrimonio del Comune. Al nucleo principale si sommano opere recenti che provengono da donazioni, prestiti e vari comodati.

SALA 1 Si inizia dal ritratto che Alexander Calder fece a Giovanni Carandente. Una scultura aerea di sinuosa poesia plastica, un omaggio dovuto che apre il palcoscenico della collezione sul mondo di Calder, sulla genesi del “Teodelapio”, su alcuni preziosi aspetti del maestro americano. Sul filo dei dialoghi che definiscono l’anima del museo, è presente un’opera fotografica di Cecilia Luci.

SALA 2 - SALA 3 - INTERMEZZO Ci portano nei momenti cruciali della cultura visiva a Spoleto, nel suo passato illustre, negli eventi espositivi (Sculture nella città, Gruppo di Spoleto, Premio Spoleto) che hanno visto il contributo centrale di Carandente e altri storici dell’arte. Tra le opere recenti è stato aggiunto il dittico di Walter Gasperoni.

SALA 4 - SALA 5 Sono le prime sale completamente riallestite: L’Emozione del Colore e Il Teatro della Vita individuano due tematiche che, fin dagli anni Cinquanta, hanno aperto l’opera alla tensione del rinnovamento morale, della vitalità urbana, del progresso e del cambiamento nei costumi sociali.

SALA 6 - SALA 7 - SALA 8 - SALA VERDE Mantengono l’attenzione esclusiva su Leoncillo Leonardi, il grande scultore di cui Palazzo Collicola detiene un patrimonio di rara bellezza. In una delle sale, conservando la raffinatezza del precedente allestimento, è presente Marisa Busanel, artista di spessore e compagna sentimentale di Leoncillo. In una delle sale, creando una solida armonia drammaturgica, campeggia l’opera recente di Claudio Marini.

SALA 9 Ideale snodo cardiaco della collezione, introduce agli elementi iconografici che caratterizzano lo spirito semantico della collezione. Segni, Impronte, Matrici, Nuclei, Segnali richiama l’attitudine informale degli anni Cinquanta, le astrazioni geometriche e razionaliste, gli astrattismi più organici ma anche i segnali pop degli anni Sessanta. Lo spirito avanguardistico dei decenni passati si condensa in una sala di vertigini minimali, frammenti aperti, elementi essenziali, codici multipli. In questa sala sono presenti le sei sculture del 1963 firmate Beverly Pepper.

SALA 10 Indaga alcune chiavi espressive per ricavarne lo spirito simbolico, le energie evocative, le metafore e le allegorie dietro la natura plastica dei materiali. La Mistica della Forma porta lo sguardo oltre l’ovvietà di certi archetipi, nel mistero silenzioso in cui l’arte alimenta i suoi incoraggianti interrogativi. L’opera di Alberto Di Fabio, recente donazione al museo, dialoga con le sculture che disegnano la sala.

SALA 11 Racconta Artifici e Nature, un legame dialettico che spesso ritroviamo nell’arte recente. Quel rapporto tra natura reale e artificiale, cresciuto figurativamente negli anni Sessanta, sublimato dalle analisi concettuali del decennio successivo, si è evoluto fino all’ecologismo dei nostri giorni, alla sensibilità scientifica che diversi artisti ricercano in modo ormai costante.

SALA 12 Parla di Simboli Catartici, di archetipi dal sangue caldissimo, di oggetti e dettagli dallo spirito militante, magnetico, catalizzante. Anche qui il passato mostra la sua faccia futuribile, la sua lezione morale con cui superare le ideologie e indicare l’utilità della giusta memoria. In questa sala è stata aggiunta un’opera di Thomas Lange, donata dall’artista dopo la sua grande personale in tre musei spoletini.

SALA 13 Ci introduce nelle complesse Geometrie Mentali, in uno spazio impalpabile e fluttuante dell’immagine contemporanea. Qui l’opera inventa archetipi sospesi, evoca il cosmo e gli spazi astrali, tessendo alchimie oltre la pura astrazione, oltre la vertigine del realismo.

SALA 14 - SALA 15 Raccontano Sol LeWitt, minimalista americano, uno dei nomi più importanti di questa collezione: assieme alla stanza realizzata nel 2000, vero gioiello nel patrimonio umbro, si aggiunge una seconda sala con una selezione di sue opere significative. Nel tempo sono arrivate le opere di Giovanni Albanese, Gianfranco Chiavacci, Shay Frish, Remo Remotti.

Sala 1
Sala 2
Sala 6
Beverly Pepper
Sala 7
Sala 10

BEVERLY PEPPER

Nella Sala 9 del Museo Carandente è presente una donazione di 6 sculture del 1963 firmate Beverly Pepper. Un lascito importante quello che l’artista ha fatto al museo spoletino, confermando una continuità di storie e intenti che consolida la lunga presenza della scultrice americana nel territorio umbro.

 

RICHARD SERRA

Per alcuni anni allestita nella balconata coperta del Museo Carandente, l’opera storica del minimalista americano ha trovato una collocazione nel cortile basso del museo. Una sorta di piccolo teatro con una visuale dal basso e una dall’alto, così da regalare una fruizione dinamica a 360 gradi.

 

ISAMU NOGUCHI

Si tratta di un playground costituito da elementi modulari di tetraedi con piani e cavità centrali esagonali. Il progetto venne affidato agli architetti Buckminster Fuller e Shoji Sadao, con i quali l’artista collaborava da qualche anno. La scultura modulare per bambini fu prima installata davanti al Duomo in occasione del XI Festival dei Due Mondi. In seguito trovò temporanea collocazione nei giardini pubblici di Viale Matteotti. Nel 2000 fu posta nel cortile di Palazzo Collicola, in occasione della riapertura a nuova sede espositiva della Galleria d’Arte Moderna. Oggi, dopo un periodo di permanenza a Piazza Collicola, l’opera torna nel cortile interno e inaugura ufficialmente il progetto “OASI Collicola”.

Richard Serra
Isamu Noguchi
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