15 DICEMBRE / 17 FEBBRAIO 2013

A cura di Gianluca Marziani
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Non esiste antinomia tra astrazione e figurazione… ci sono artisti che lo ribadiscono in silenzio, attraverso i codici di una ricerca metodica, coerente, prolungata nel tempo come un’ombra dinamica del proprio essere. Partirei da qui per raccontare il viaggio artistico di Franco Troiani, da un filo invisibile che connette oltre quarant’anni di produzione visiva. Un filo che legge il mondo nella sua coscienza pittorica, stabilendo uno strategico superamento della dicotomia figurazione/astrazione. Per l’artista spoletino non esiste invenzione nel linguaggio visivo, tutto già appartiene al Pianeta e alla memoria di una continua presenza. Le cose sono disponibili in natura, si tratta solo di intuirne il simbolo, recepire la metafora e plasmarne l’anima pittorica, sempre sulla misura concettuale del singolo progetto. Troiani ribadisce così l’impossibilità di procedere per astrattismi: perché ciò che appare denota una radice concreta, una provenienza che attende lo spostamento, un passaggio metabolico dal piano reale a quello iconografico. Qualsiasi ipotesi figurativa trova un rimando nella natura, una radice nell’arte del passato, un legame con l’esistente nella sua molteplicità semantica. La materia del mondo si trasforma in un viaggio dei sensi, il colore diventa lirico ed emozionale, le geometrie evocano archetipi di necessario riferimento.

La prima retrospettiva su Troiani ha il sapore di un progetto al presente, dove ogni opera partecipa come singola nota sulla scala polifonica dell’installazione globale. Le sale di Palazzo Collicola si trasformano in una sorta di unico grande lavoro che agisce per frammenti temporali, materici e tematici. Ogni pezzo prescelto è per l’artista una battaglia, una sfida morale che si oppone allo scempio della decadenza storica. L’opera crea così una distanza dalla cronaca attraverso la sintesi della sua forma mentale. Per Troiani non esiste citazione ma recupero metabolico, una visuale inclusiva che considera il passato nella sua fluidità al presente, senza sganci epocali, esercitando il dialogo e la partecipazione. L’arte torna a essere una polis evoluta, luogo ideale dello scambio reale, agorà del continuo futuro per intuire le distonie e immaginare nuovi margini di crescita.

La prima sezione della mostra comprende alcune sperimentazioni dei primi anni ’70. Sono pitture dinamiche di matrice futurista, diverse tra loro per approccio tematico, accomunate da una densità drammaturgica, da un tenore notturno, da un furia compressa che ricrea un naturalismo anomalo. Tra le opere giovanili vedrete anche alcuni disegni e bozzetti per piccole pitture e sculture antropomorfe.

La seconda sezione parte nel 1977 e termina nel 1984: ancora con una pittura di matrice futurista ma con tematiche che toccano la religione e il sociale, secondo parametri iconografici che ormai caratterizzano l’approccio di Troiani. E’ anche il periodo in cui l’autore realizza numerose pitture murali in varie parti d’Italia, confermando la sua vocazione per lo spazio collettivo, per un accesso relazionale all’opera e al contesto d’appartenenza. L’opera come geografia di riflessione collettiva.

La terza sezione, che va dal 1985 al 1996, presenta pitture e sculture aniconiche in cui l’artista recupera geometrie ancestrali, codici arcaici, simbologie alchemiche. Un ritorno alla materia e agli elementi naturali, una felice opposizione al mondo virtuale tramite sapienti gestioni estetiche. La sezione comprende anche un nutrito corpus di lavori su carta, materiale che Troiani ha sempre gestito con cura speciale, considerandola un passaggio necessario, una sintesi degli attriti, un mondo autonomo.

La quarta sezione va dal 1997 al 2004: vedremo opere su tavola quasi monocrome ma con evidenti composizioni architettoniche, rarefatte nel loro apparire, condotte verso l’ideale della forma archetipica. E’ la perfetta corrispondenza di astrazione e figurazione, un combaciare che elimina ogni antinomia ed elabora l’ideale iconografico, il punto di fusione tra radice e veggenza.

La quinta sezione mescola linguaggi e temi, inserendo lavori fotografici e altre sorprese. A questa sezione si lega anche l’installazione presso il San Carlo dal titolo “…come Zattera della Medusa”. Nata da disegni e fotografie del terremoto Umbria-Marche 1997, vuole essere una denuncia al sistema politico ma anche una riflessione sulla condizione umana, dalla paura ancestrale al bisogno di equilibrio per una vita migliore…

Franco Troiani nasce a Spoleto, luogo dove vive e lavora.
Ai primi anni Settanta risalgono le personali d’esordio: Terni (Palazzo Comunale), Spoleto, Perugia (Palazzo dei Priori) e Roma (Palazzo Spinola) tracciano le coordinate del suo inizio e indicano le direttrici del suo futuro. L'apertura di uno studio a Spoleto gli permette di vivere, soprattutto nel periodo del Festival, il fermento culturale che animerà la città come crocevia del talento interdisciplinare. Seguono anni in cui il suo lavoro s’ispira alle ambientazioni teatrali, anni in cui esegue pitture murali in varie parti d'Italia. Dal 1985 inizia una nuova linea di ricerca che esplode nel 1986, quando la tragedia di Chernobyl aumenta la sua coscienza esistenziale e ambientale. Sempre nel 1986 crea STUDIOARTE'87 (poi STUDIO A'87), un luogo mentale dove fare arte come atto propositivo, forma di educazione e disciplina associativa. Nel 1988 è artefice e cofondatore (assieme all’architetto Giuliano Macchia, altra figura fondamentale nella cultura spoletina) dell'associazione "Amici del Museo Centro Arte Contemporanea Spoleto", creata per la promozione dei giovani e delle arti in genere. Nel 1988 viene invitato al “14° Internationalen  Pleinairs, Fachschule fur Werbung und Gestaltung” di Potsdam, prima apertura agli artisti occidentali nel segno della Glasnost', esperienza significativa anche sotto l'aspetto antropologico e politico, ripetuta nell'agosto 1989 e poi nel 1990. Negli spazi del suo nuovo studio, l’ex chiesa di S. Carlo, o in altri luoghi istituzionali, continua a proporre numerose iniziative connesse all'arte contemporanea. Nel tempo il suo linguaggio diviene più autonomo, sperimenta formule contaminate, si dedica con maggior frequenza all'uso della fotografia e alla progettazione di libri d'artista. Negli anni Novanta realizza in Umbria diverse opere murali (wall drawing): nel 1994 all'Albornoz Palace Hotel a Spoleto, l’anno successivo presso l’Artèhotel a Perugia. Cura nel 1997 la prima uscita dell'itinerario d'arte "Viaggiatori sulla Flaminia", giunto oggi all’ottava edizione. Nel 2002 lavora alla Biennale del libro d'artista "LiberolibrodArtistalibero", progetto che crescerà nel tempo grazie all'organizzazione di Viaindustriae e alla cura di Emanuele De Donno che ha traghettato il progetto fino al traguardo della settima edizione. Tra i lavori più recenti ricordiamo il wall drawing eseguito nel 2004 presso la chiesa di S. Carlo a Spoleto, liberamente ispirato al "Cristo tra le croci" di Lelio Orsi, visionario manierista del '500; infine, nel 2006, le pitture murali nei trentasei box del parcheggio multipiano Spoletosfera, composte su incarico del progettista Giuliano Macchia.
Con la mostra Azioni e Rivelazioni, curata nel 2010 da Gianluca Marziani, una sua opera del 1988 entra nella collezione permanente di Palazzo Collicola Arti Visive. Nel 2011 ha partecipato alla sezione regionale (Padiglione Umbria) della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Nel 2012 è stato uno degli artisti selezionati da Marziani per +50, la grande kermesse spoletina dedicata alla scultura contemporanea.