Teche trasparenti che conservano, come reperti di un se stesso precedente, calchi in gesso di parti del corpo dell’artista: da una parte lo strumento per staccarsi da un passato sofferente, dall’altra l’espediente per ricordare come si era in un preciso frammento di spazio e tempo. Le teche nascono da un dolore personale, propriamente fisico, provato e vissuto dall’artista per curarsi una malattia. Da lì ecco il necessario passaggio verso l’espiazione delle tele bianche, sottolineando quel sapore di compimento catartico verso cui l’intero progetta sembra proiettarsi.
22 APRILE / 28 GIUGNO 2012