23 GIUGNO / 28 OTTOBRE 2012

Il progetto “OPUS&LIGHT”, a cura dello Studio A'87, prevede interventi di singoli artisti contemporanei nello spazio della Chiesetta Madonna del Pozzo (o dei miracoli), di Porta Monterone, ingresso sud della città medievale di Spoleto. Installazioni di opere a confronto con la specificità del luogo, impreziosito da un ciclo di affreschi che racchiude in sé un intero secolo della storia della pittura italiana (1493-1600).

Luca Costantini nasce a Siena nel 1963, si laurea all’Accademia di Belle Arti di Perugia ed oggi vive e lavora tra l’Umbria e la Toscana, in un continuo andare e venire che gli permette di avere meno radici piantate ma di avere così modo di osservare le cose.
Artista sicuramente concettuale, il quale a una forma di elaborazione del concetto dove egli all’inizio l’idea la carica affrontandola in ogni suo aspetto, poi incomincia a togliere finché è soddisfatto
L’idea su cui meditare è: "Noi siamo un pozzo d’acqua fresca, ma a volte siamo facilmente un pozzetto di liquami”. A proposito del luogo: il pozzo, come costruzione evoca la terra, e dunque è uguale al corpo (questo interpreta il Genius Loci), l’acqua è uguale alla volontà, vedi i miracoli ottenuti pregando la Madonna del Pozzo (anche se in prima istanza l’acqua può rappresentare l’io, l'ego, l’impulso reattivo istintivo). Questo è il mio impianto installativo: una scala trovata (ready-made come tutti gli oggetti presenti nell’installazione), paradigma della salita e della discesa ovvero il “Solve et Coaugula” alchemico, processo vitale funzionale alla evoluzione della coscienza, poi una caraffa di vetro trasparente con acqua, legata insieme ad un bicchiere anch’esso di vetro trasparente e con acqua (la trasparenza rimanda ad un’operazione veritiera perché visibile), mentre la Caraffa è la Ma-Donna la propria parte sensibile, l’anima, la memoria, il bicchiere è suo figlio e al tempo stesso la sua evoluzione coscienziale, l’acqua  del bicchiere è messa in ebollizione (con  il fuoco, simbolo della passione) e immersa vi è una bustina di The, ecco la metonimia eccellente (cioè il miracolo) che rimanda al titolo dell’opera “Te”; ricapitolando l’io ovvero il “Tu” (come tuo) diventa, attraverso il vapore (simbolo dell’aria e del cielo, della spiritualità), con una evidente purificazione e sublimazione, un io superiore cioè avviene un passaggio di piano: dal “Tu” soggettivo si acquisisce un “Te” oggettivo che agisce nel sociale fino all’universale.
7 LUGLIO / 11 AGOSTO 2013
Cento figurine in terracotta bianca, una diversa dall'altra, cento individui spinti dalla necessità (ananke). Una folla di emigranti o pellegrini, animati dal bisogno di vivere, di sopravvivere o di guarire. Persone che si incrociano, si incontrano, si separano. I corpi portano tracce di esperienze passate, mancano però le braccia e i lineamenti del viso, che renderebbero i gesti troppo specifici e contingenti, le personalità troppo definite. I dorsi sono scavati, come aperti a ricevere per colmare una lacuna. Disposte sull'altare della cappella, vicino al pozzo miracoloso, diventano statuette votive, veicoli di speranza o illusione.
6 APRILE / 1 MAGGIO 2013
Aldo Iori: …in Mazzoni il reale, nella componente materica dell'alluminio, del tessuto e dell'oggetto è fonte di ispirazione e oggetto di una riflessione sulla condizione anche politica del mondo, parola questa intesa come declinazione del rapporto tra arte e comunità culturale allargata che vive le contraddizioni della moderna polis. Le opere di Vittoria Mazzoni sono lontane da una concezione del reale che ne contempli aspetti narrativi, derive post-moderne o letture simboliche e formaliste. La decontestualizzazione e l'assemblaggio tra le tre parti, il richiamo alla dimensione proporzionale e la concezione dell’opera come risultato dell’attività speculativa sul mondo, presenti anche in questa nuova opera, rimarcano le radici nel pensiero artistico del XX secolo. L’opera nasce dall’esperienza e dal rapporto dell’artista con il mondo inteso nella sua più autentica dimensione storica, divenendo, nel suo apparire, elemento di confine tra visibile e invisibile…
8 DICEMBRE 2012 / 4 GENNAIO 2013
Spiriti Amanti sono i beati che appaiono a Dante nel III Cielo del Paradiso, in quanto in vita subirono l'influsso di Venere che nel mito classico era la dea dell'amore e della bellezza: essi furono in vita fervidi amatori, spesso peccando di lussuria perché dediti all'amore sensuale, salvo poi redimersi e volgere il loro sentimento al prossimo e a Dio in modo disinteressato. Sono descritti nei Canti VIII-IX del Paradiso: dopo l'ingresso nel III Cielo, Dante vede delle luci che ruotano più o meno veloci, simili a faville che si distinguono nella fiamma o a una voce che si sente variare insieme a un'altra che resta ferma; gli spiriti si fanno incontro a Dante e Beatrice muovendosi rapidissimi, più di qualunque folgore si sia mai vista sulla Terra, e alcuni di essi cantano Osanna.
5 GENNAIO / 5 FEBBRAIO 2013